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Photo ©Matteo Lezzi - Unsplash
Gallerie degli Uffizi
Arte LGBTQ+ agli Uffizi: opere e miti nelle sale della Galleria
Una prospettiva arcobaleno per visitare uno dei più preziosi musei in Italia

La Galleria degli Uffizi di Firenze custodisce opere dal valore inestimabile e nelle sue 45 sale è possibile ammirare i capolavori di Giotto, Sandro Botticelli e Leonardo da Vinci, solo per citarne alcuni.

Quello che in tanti non sanno, è che al suo interno sono anche custodite opere d’arte attraverso le quali è possibile scoprire un po’ di cultura della comunità LGBTQ+. In questo articolo vogliamo darti qualche spunto nuovo per la tua prossima visita.

Busti di Adriano e Antinoo
Particolare del busto di Antinoo- Credit:  Carole Raddato, CC BY SA 2.0, via Wikimedia Commons

Le prime opere delle quali vogliamo parlarti sono le sculture di Adriano e Antinoo realizzate nel II secolo, entrambe presenti nel Corridoio Est della Galleria.

La storia d’amore fra l’Imperatore Adriano e il greco Antinoo è stata tramandata nel tempo e resta una delle vicende più interessanti per scoprire la storia omosessuale antica. Si dice che i due amanti, rimasti insieme per almeno 5 anni, vissero la loro vita liberamente e apertamente.

L’incontro fra i due avvenne nel 123 a Claudiopoli, nell’attuale Turchia. Da quell’incontro, Antinoo divenne il prediletto dell’Imperatore e diventò parte del seguito imperiale in tutti i suoi viaggi. 

Nel 128 i due partirono da Roma per l’Africa del Nord, da Roma arrivarono ad Alessandria d’Egitto nel 130 per poi spostarsi a Eliopoli, nei pressi dell’attuale Il Cairo, e infine risalire il Nilo da lì. Proprio il Nilo fu la causa della morte di Antinoo, che avvenne nei pressi dell'oracolo di Bes intorno al 22 ottobre 130, periodo della festa di Osiride, il dio che muore e risorge. La morte di Antinoo è avvolta nel mistero e l’ipotesi più accreditata è quella che vede il ragazzo annegato dopo essere caduto accidentalmente nel fiume.

La vicenda è ripercorsa nel celeberrimo romanzo di Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano.

Ermafrodito dormiente
Ermafrodito dormiente- Credit:  David Collingwood / Alamy Stock Photo

La seconda opera da conoscere è quella dell’Ermafrodito dormiente. L’opera è una copia romana realizzata da un originale ellenistico del II secolo a.C. e rappresenta il figlio di Ermes e Afrodite addormentato.

La storia dietro a questa scultura, il mito di Ermafrodito, viene raccontata dal poeta latino Ovidio nel libro IV delle Metamorfosi. Il racconto ha come protagonista un giovane che “non appena compì quindici anni abbandonò i monti della terra natia” per scoprire il mondo. Questo ragazzo, il cui nome si scopre solo alla fine del racconto, era figlio di Ermes, messaggero degli dei, e Afrodite, dea della bellezza e dell’amore. Un giovane che Ovidio definisce molto bello e nel cui volto era possibile scorgere i tratti peculiari dei volti dei suoi genitori.

Arrivato ad Alicarnasso, il giovane si ritrovò nei pressi di uno stagno d’acqua, dove viveva la ninfa Salmàcide. Dopo averlo visto, la ninfa se ne innamorò perdutamente e, pur di non perdere il suo amore, rivolse delle preghiere agli dei: “Fate che mai venga il giorno, o dei, che da me lui si stacchi ed io da lui!” e fu così che gli dei la accontentarono.

I corpi dei due si fusero in uno solo, né donna né ragazzo, che non ha l’aspetto di uno o dell’altro sesso ma ha i caratteri di entrambi. Ed è qui che Ovidio svela finalmente il nome della nuova persona, nata dall’unione del corpo femminile a quello maschile, Ermafrodito, appunto.

Oggi il giovane riposa nella Sala 38 della Galleria, chiamata più comunemente Sala dell’Ermafrodito

Ganimede con l'aquila
Scultura di Ganimede con l'aquila- Credit:  Credit: Su concessione del Ministero per i Beni e le Attività culturali e il Turismo - Qualsiasi riproduzione vietata.

Altra opera da ammirare per conoscere un mito molto interessante dal richiamo fortemente LGBTQ+ è Ganimede con l'aquila, una scultura di epoca romana in marmo lunense che si trova nel Piazzale degli Uffizi.

Ganimede viene descritto da Omero come il ragazzo più bello fra tutti i mortali, talmente bello che di lui si innamorò perfino Zeus, il re di tutti gli dei.

Nei passi dell’Iliade si racconta che Zeus decise di rapire Ganimede: camuffato da enorme aquila, lo strinse con gli artigli e lo portò con lui sull’Olimpo. Questo però scatenò la gelosia di Era, dea del matrimonio, della fedeltà coniugale e del parto, nonché moglie di Zeus che vide in Ganimede un vero e proprio rivale.

Zeus fu talmente irritato dalla gelosia della moglie che decise allora di trasformare Ganimede in una costellazione, l’Acquario, che ancora oggi è possibile ammirare vicino a quella dell’Aquila, simbolo proprio di Zeus.

Pan e Dafni
Pan e Dafni agli Uffizi- Credit:  Foto di Yair Haklai, CC SA 4.0, via Wikimedia Commons

Ultima opera e mito di cui ti parliamo è quello di Pan e Dafni. Dafni, figlio della ninfa Dafnide e del dio Ermes, era famoso per la sua bellezza e divenne subito desiderato da Pan, che si offrì di istruirlo insegnandogli l’arte del canto e l’uso del flauto che Pan stesso inventò, chiamato siringa o flauto a canne da pastore.

La scultura, localizzata nel Corridoio di Ponente degli Uffizi, riprende proprio questo momento, con Pan intento a insegnare l'antica arte del flauto mentre abbraccia Dafni, in modo un po’ innocente ma anche malizioso.

Pan fu davvero un ottimo maestro, e Dafni divenne così bravo a suonare il flauto che a sua volta inventò un nuovo genere di poesia, che prese il nome di flauto pastorale.

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